I nostri redazionali

articoli pubblicati sulla rivista Pet B2B:

Articoli pubblicati sulla rivista Pet Family:

L'evoluzione in acquario : un mondo in cinque vetri
L'allevamento dei pesci a scopo ornamentale si perde nei secoli anche se per arrivare a quello che noi oggi intendiamo per acquario, quindi una vasca in vetro dotato di filtraggio e illuminazione bisogna arrivare a tempi ben piu' recenti.

In Italia l'evoluzione dell'acquario avviene , come quasi sempre accade, solo in un secondo tempo rispetto a cio' che invece accade nel resto d'Europa, in particolar modo Germania e Olanda.

Negli anni 50 e 60 il panorama acquariofilia in Italia e' abbastanza desolante, pochissimi negozi e aziende specializzate, un mercato decisamente poco sviluppato. Negli anni 70 il numero degli appassionati comincia a crescere anche se le tecniche disponibili sono ancora abbastanza primitive, acquari molto rustici incollati con mastice, sistemi di filtraggio molto rudimentali, per lo piu' a aria e pochissimi pesci importati , quasi tutti di acqua salmastra.

E' a partire dalla fine anni70/inizi anni 80 che scoppia il vero boom dell'acquariologia, sempre piu' aziende credono nel settore e cominciano ad investire nella ricerca e nella tecnologia, nuovi prodotti vengono creati per facilitare la vita di coloro che scelgono di ospitare in casa i primi acquari prodotti in serie a livello industriale.

Le importazioni di pesci crescono notevolmente,si affacciano sul mercato nuovi esportatori soprattutto dall' Asia che arricchiscono il numero di specie commercializzate.

Dagli anni 80 a venire ad oggi il mercato si e' sviluppato in maniera esponenziale, l'acquario si e' trasformato da oggetto di culto riservato a pochi facoltosi ne l'acquario facile, con costi alla portata di tutti ed accessibile anche alle persone meno abbienti.

Di anno in anno le mode si sono alternate, si e' passati dagli acquari salmastri e dai biotopi degli anni 70, all'acquario olandese degli anni 80 , fino all'acquario naturale degli anni 90 con le concezioni zen di professionisti asiatici per arrivare ai giorni nostri dove spopolano le tecniche di aquascaping con la creazione di panorami subacquei mozzafiato....

Se da una parte pero' la tecnica ha continuato ad evolversi, con l' invenzione costante di nuovi sistemi di filtraggio, di illuminazione, nuove concezioni di manutenzione degli acquari, ahime' lo sviluppo della cultura dell'acquario nelle persone, non e' cresciuto di pari passo.
Purtroppo ad oggi i veri appassionati dell'acquario e dei pesci sono ancora relativamente pochi e per appassionati intendiamo non coloro che acquistano l'acquario d'impulso, magari al supermercato , perche'il bambino vuole i pesci o semplicemente perche' e' d'arredamento e lo mettono al pari di un quadro....
l'appassionato vero e' quello che cerca di ricreare in cinque vetri un piccolo mondo acquatico, e' colui che non sceglie i pesci in base al colore ma che si interessa, si informa e cerca di ospitare in pochi litri d'acqua pesci che possano convivere tranquillamente, originari delle stesse zone tropicali quindi con necessita' ed esigenze similari di allevamento.
Crediamo quindi che questa sia la direzione da seguire, la riproduzione nell'acquario di casa di una piccola parte di natura, ovvero di un biotopo naturale, solo appassionandosi realmente a questo aspetto dell'acquariologia si continuerà nel tempo ad allevare in casa i pesci tropicali, colui che invece vede solo l'aspetto decorativo dell'acquario ben presto lo abbandonerà per dedicarsi ad un altro hobby e la vasca finirà irrimediabilmente in cantina.

Purtroppo molte persone sono disposte a spendere centinaia di euro per la vasca e per gli accessori da utilizzare come lampade ultra-tecnologiche , sistemi di filtraggio all'ultimo grido, ma lesinano quando si tratta di spendere qualche euro in piu' per l'acquisto degli animali .Se un pesce costa al di sopra di una certa cifra e' da scartare a priori, l'elemento di discriminazione nell'acquisto di pesce e' il piu' delle volte solo il prezzo e non il suo stato di salute, questo, non capiamo perché, ma viene messo in secondo piano. Si e' alla ricerca del negoziante che fa il prezzo piu' basso anche se questo il piu' delle volte e' sinonimo di poca cura nel mantenimento degli animali, poco tempo di quarantena e quindi poco garanzia sullo stato di salute.

Il futuro quindi, se un futuro vorremmo avere, dovra' portare ad una maggiore sensibilizzazione della cultura delle persone verso i pesci e gli animali in generale. Prima di acquistare un acquario occorre informarsi bene al pari di quando si decide di allevare un cane o un gatto, i pesci sono animali viventi che vanno rispettati nel loro ambiente, occorre dedicare loro solo un po' di tempo ma se di passione vera si tratta questo tempo sara' prezioso e non una perdita....



I Sensi dei pesci:



Osservando il proprio acquario di casa, viene spontaneo chiedersi come i pesci vedano e percepiscano il mondo esterno... e' normale pensare che il mondo subacqueo sia ovattato perche' questa e' la sensazione che l'uomo prova quando si immerge in acqua. Ma la verita' e' totalmente differente: i pesci hanno sviluppato sensi molto raffinati, diversi dai nostri, ma sicuramente molto efficaci nel loro ambiente naturale.


VISTA: La vista e' uno dei sensi che il pesce ha sviluppato di meno, viene utilizzata per nutrirsi, captare movimenti e in linea di massima sfuggire ad eventuali aggressori nel caso di tratti di pesci predati. Piu' il pesce vive in acque profonde, minore e' la sua capacita' di vedere tanto e' vero che ci sono pesci che hanno atrofizzato gli occhi fino a farli sparire, tanto da risultare completamente ciechi.
Nella maggior parte dei pesci gli occhi sono posizionati ai due lati esterni, cio 'gli consente di avere una vista a 360° gradi , la visione e' monoculare ovvero ogni occhio riesce a mettere a fuoco oggetti diversi indipendentemente l'uno dall'altro. Nei pesci predatori gli occhi invece sono molto ravvicinati, cio' consente loro di avere una migliore visione, di mettere a fuoco lo stesso oggetto e quindi anche le prede.

UDITO : i pesci percepiscono i suoni in maniera differente da come siamo abituati noi e altri animali terrestri.
Non sono infatti dotati di vere e proprie orecchie esterne ma riescono a captare i suoni e le vibrazioni attraverso un organo interno,collegato al cervello e formato da due cavita' contenenti un liquido sieroso e corpuscoli calcarei che e' lo stesso utilizzato dal pesce per il suo equilibrio.

TATTO: il tatto viene utilizzato molto poco dai pesci. Alcuni pesci utilizzano le pinne ventrali e i barbigli per riconoscere se l'oggetto e' commestibile , questo perche' in questi organi sono presenti i recettori del gusto. In linea di massima un pesce struscia con il corpo semplicemente per togliersi i parassiti presenti sulla pelle.

GUSTO: il gusto viene generalmente recepito all'interno della bocca e del cavo faringeo attraverso sensori che riescono a distinguere il cibo da altre sostanze pericolose o poco appetitose. Per questo motivo il pesce assaggia tutto quello che gli capita a tiro, sputando poi fuori quello che ritiene non gradito. Anche i barbigli posizionati intorno alla bocca svolgono un ruolo molto importante cosi come le pinne ventrali che in una famiglia di pesci a cui apparatengono i gourami (trichogaster, colisa,betta, macropodus, ecc ecc ) sono molto sviluppate e allungate e rivestono un fondamentale ruolo tattile-olfattivo

OLFATTO: La gran parte dei pesci, ad eccezione dei pesci con apparato boccale a ventosa, non utilizza le narici per respirare. I pesci, non avendo un naso con cui odorare e respirare, utilizzano, per fiutare cibo, delle piccole rosette sensorie, presenti in numero elevatissimo nelle narici, collegate al cervello. Solitamente i pesci ne posseggono due, una anteriore e una posteriore: l'acqua entra, pompata da muscoli, nelle narici anteriori, ed esce, dopo essere passata attraverso le rosette sensorie, dalle narici posteriori. In alcune specie con capacità visive limitate, e' presente una doppia coppia di narici, così che l'olfatto ne risulta notevolmente potenziato.

I pesci sono dotati di un ulteriore organo di senso non presente in altri animali se non in alcuni anfibi in stato larvale: la linea laterale visibile anche ad occhio nudo che parte dagli opercoli e arriva fino alla coda dell'animale.
La funzione di questa linea e' quella di far percepire anche variazioni di bassa frequenza e deboli campi elettrici, il pesce la utilizza per evitare scontri con oggetti fissi ed in movimento e nel caso di pesci con poca capacita' visiva anche per l' individuazione del cibo.


Una boccata d'acqua - La respirazione dei pesci
I pesci respirano come gli animali terrestri ma devono utilizzare l˙ossigeno disciolto nel mezzo in cui vivono, l˙acqua. La maggior parte dei pesci compie gli scambi gassosi attraverso le branchie, sottili membrane localizzate ai lati della faringe, protette dagli opercoli branchiali.
Le branchie che corrispondo ai polmoni nei mammiferi, sono costituite da strutture filamentose, fortemente vascolarizzate.

Quando il pesce assume acqua, ricca di ossigeno, dalla bocca la fa passare attraverso le branchie a livello delle quali avviene l’assunzione dell’ossigeno e l’eliminazione dell’anidride carbonica.

Nelle branchie la circolazione del sangue avviene controcorrente rispetto a quella dell’acqua.
Questo sistema consente ai pesci di assorbire una grande quantità di ossigeno disciolto, quasi l’ottanta per cento.
Questi numeri ci fanno comprendere la necessità di mantenere un acquario sempre ben ossigenato.
Questione di taglia
La quantità di ossigeno necessaria ai pesci per respirare è inversamente proporzionale alla taglia, questo vuol dire che pesci di piccola taglia necessitano per respirare di quantità di ossigeno molto più elevate rispetto a pesci di grandi dimensioni.
Boccheggiare
Il sistema di ventilazione, il meccanismo per cui l’acqua si trova a scorrere a ritmo forzato lungo i filamenti, fa in modo che ad un pesce sia sufficiente aprire la bocca per far entrare l’acqua che andrà a fluire nelle branchie. L’apertura della bocca da una parte e la chiusura alternata degli opercoli branchiali dall’altra mantengono e regolano il flusso dell’acqua secondo le diverse esigenze di respirazione.
Questo è il motivo per cui i pesci sembrano "boccheggiare” continuamente.
Il labirinto è un organo molto particolare che dà ad alcuni pesci la possibilità di respirare fuori dall˙acqua e di immagazzinare l˙ossigeno per usarlo in seguito.
Pesci... fuor d˙acqua
Un discorso a parte va fatto per una famiglia di pesci denominati anabantidi o labirintidi, il cui nome deriva dal particolarissimo organo che permette loro di respirare aria.
Si tratta di una famiglia abbastanza numerosa di pesci (colisa, betta, trichogaster e altri), per lo più presenti in Asia ed in parte in Africa, che vivono in risaie, stagni e meandri calmi dei fiumi, tutte acque molto povere di ossigeno.
Nelle branchie - strutture filamentose e fortemente vascolarizzate che corrispondo ai polmoni nei mammiferi - la circolazione del sangue avviene controcorrente rispetto a quella dell˙acqua. Questo sistema consente ai pesci di assorbire una grande quantità di ossigeno disciolto, quasi l˙ottanta per cento.
Come detto, la caratteristica principale di questi pesci è il labirinto, un organo respiratorio aggiuntivo alle branchie che permette loro di respirare completamente o parzialmente l’aria e li rende così capaci di spostarsi fuori dall’acqua "a balzi” per cambiare pozza, fiume o risaia; in pratica il labirinto dà al pesce la possibilità di respirare fuori dall’acqua e di immagazzinare l’ossigeno per usarlo in seguito.
Situato nella testa, proprio dietro le branchie, l’organo labirintiforme è infatti formato da lamine a forma di rosetta attraversate da centinaia di capillari sanguigni che consentono l’assorbimento dell’ossigeno nell’aria atmosferica.
Bocca a ventosa
Ci sono poi altri pesci, come i Corydoras, che hanno modificato, per questa funzione, la parte terminale dell’intestino.
Nei pesci con la bocca a ventosa invece, l’acqua per la respirazione non entra dalla bocca, ma da fessure addizionali poste dietro la testa; la bocca viene utilizzata per altri scopi quali l’alimentazione e il mantenersi attaccati alle rocce in acqua a forte corrente.

La quantità di ossigeno necessaria ai pesci per respirare è inversamente proporzionale alla taglia, questo vuol dire che pesci piccoli hanno bisogno per respirare di quantità di ossigeno molto più elevate rispetto a pesci grandi.



L'importanza della flora batterica

Nell’allestimento di qualsiasi acquario la scelta del filtro è un’operazione importantissima: questo componente infatti è il vero motore e l’elemento fondamentale per l’equilibrio della vasca ed il benessere dei suoi ospiti.
Il filtro purifica l’acqua dell’acquario rendendola limpida e cristallina.
Ciò è possibile grazie a un ciclo di trasformazione e decomposizione, operato dai batteri, di sostanze inquinanti presenti nell’acqua stessa.
I materiali del filtro biologico non vanno mai lavati in acqua corrente.
Batteri buoni
Dato che l’acquario è la riproduzione di un ecosistema naturale, deve rispettarne le stesse regole.
Spesso invece si tratta di un ambiente a ciclo chiuso il più delle volte di dimensioni ridotte e con una quantità eccessiva di pesci; in questo ambiente gli escrementi, i resti di mangime e parti di piante morte diventano sostanze di scarto che se in alta concentrazione possono risultare pericolose se non addirittura mortali per gli ospiti della vasca.

Per evitare ciò, ceppi di "batteri buoni” che vivono nel filtro dell’acquario si occupano della trasformazione di questi elementi nocivi in altri che risultano innocui.
Passo dopo passo
Il filtraggio biologico, su materiali porosi, elimina dall’acqua i composti azotati (ammoniaca, nitriti) che sono pericolosi per i pesci e si formano dalla decomposizione organica dei rifiuti presenti nell’acqua e dalle urine degli animali. Su questi materiali filtranti si sviluppano diversi ceppi batterici tra cui i più importanti sono Nitrosomonas che ossidano la pericolosa ammoniaca in nitriti ed i Nitrobacter che trasformano i nitriti, ancora pericolosi, in nitrati, prodotto finale del processo pericoloso solo se si presenta in concentrazioni elevate.
Ecco le fasi del processo di filtraggio, passo dopo passo.
Sostanze tossiche
L’ammoniaca è il primo composto azotato che si forma dalle sostanze di rifiuto; dato che è molto tossica anche valori molto bassi possono essere mortali. L’ammoniaca si solubilizza in acqua anche in parte come sale d’ammonio, meno tossico ma più stabile solo a valori di pH inferiori a 7; ciò significa che ad aumento di pH corrisponde un repentino aumento di ammoniaca libera.
I nitrati non sono pericolosi se non in alte concentrazioni.
Alghe, no grazie
L’ammoniaca viene ossidata dai batteri Nitrosomonas in nitriti, composto transitorio meno tossico ma ugualmente pericoloso anche in piccole concentrazioni. I nitriti vengono poi a loro volta trasformati in nitrati, prodotto finale del ciclo azotato.
I nitrati non sono pericolosi se non in alte concentrazioni.
Le conseguenze di alte quantità di nitrati sono effetti indesiderati come la crescita di alghe di vario tipo, stentata crescita dei pesci ed azione inibitoria per la riproduzione degli animali.
Possono essere eliminati con regolari cambi d’acqua e con apparecchi più sofisticati chiamati denitratori nei quali particolari ceppi batterici li decompongono in azoto gassoso che si disperde nell’aria.
Il filtraggio biologico elimina dall’acqua i composti azotati pericolosi per i pesci.
Cambi d’acqua
I materiali del filtro biologico non vanno mai lavati in acqua corrente e se per qualche motivo dovessero essere puliti occorre usare una parte dell’acqua dell’acquario per non compromettere la flora batterica al suo interno.
Dopo i cambi d’acqua e dopo l’inserimento di nuovi animali occorre utilizzare flora batterica disponibile in commercio sotto forma liquida o in pastiglie che vanno ad integrare quelli che irrimediabilmente sono andati persi nell’operazione.

Pesci poco conosciuti : un acquario fenomenale
Quando si parla di pesci poco conosciuti si pensa a specie manipolate dall’uomo, create attraverso incroci di varietà diverse, il più delle volte provenienti dal mercato asiatico.
Non siamo abituati a pensare a quello che la natura ci offre, come il pesce che si arrampica sugli alberi, quello che possiede quattro occhi e quello dotato di organi elettrici.
Ecco alcune delle specie più sorprendenti.

Quattrocchi
Il pesce Anableps anableps deriva dalla famiglia degli anablepidae e ha due occhi divisi in due parti differenti. Dato che vive sulla superficie dell’acqua, deve controllare che sia sopra sia sotto non ci siano predatori e, grazie alla speciale conformazione dei suoi occhi, riesce a sorvegliare tutte e due le aree. Questo animale è originario del Messico e del Sud America, vive nelle acque salmastre (raramente sulle coste marine) e la sua lunghezza massima è circa trenta centimetri. Tenuto in cattività l’Anableps si ciba di mangimi e insetti e ha bisogno di una vasca di grandi dimensioni, poco profonda ma ben ricoperta di fango o sabbia.
Questo pesce è socievole con gli altri ospiti della vasca ma è piuttosto difficile da allevare in acquario. La riproduzione può avvenire in cattività; i piccoli misurano 2 o 3 cm e accettano di essere nutriti con naupli di artemia salina.
Saltatore del fango

Conosciuto solitamente come saltatore del fango, il Periophtalmus barbatus è un pesce della famiglia gobidae che si trova principalmente nelle aree tropicali dell’est Africa e dell’Australia occidentale. Il Periophtalmus barbatus vive nelle mangrovie degli estuari e nel corso più basso dei fiumi, in ambienti di acqua salmastra; grazie agli occhi sporgenti (come quelli degli ippopotami) può vedere fuori dall’acqua anche quando è immerso. Questo pesce è stato per lungo tempo erroneamente considerato dai biologi un anfibio, visto il lungo periodo che trascorre fuori dall’acqua; in seguito è stato riconosciuto come pesce di origini molto antiche (certi scienziati pensano che sia stato il primo pesce ad aver mosso i primi passi sulla terra ferma).

Infatti il Periophtalmus barbatus può mantenere una riserva d’acqua all’interno degli opercoli branchiali e trattenersi così fuor d’acqua per molte ore. Sulla terraferma si muove saltellando e in generale ha un comportamento territoriale. Il nome Periophthalmus è composto dal greco ‘peri’ (attorno), e ‘ophthalmôn’ (occhio), in riferimento all’ampio campo visivo di queste specie, che può raggiungere i 15-16 cm. È un pesce carnivoro e opportunista alimentare (crostacei, insetti); per riprodursi scava tane con aperture, dotate di una torretta, in foreste alte di mangrovie.
Vellutati
L’Apteronotus albifrons è originario del Sud America, nel bacino amazzonico in Perù e Venezuela fino al fiume Paranà, in Paraguay. Questa particolare specie è caratterizzata da un debole organo elettrico situato presso il peduncolo caudale, che serve per individuare il cibo e che compensa la scarsa vista. Si tratta di una specie notturna che può raggiungere i 50 cm in natura e che in acquario arriva a dimensioni più ridotte. Il corpo è molto appiattito sui fianchi e slanciato, con testa grande.

La pinna anale è molto sviluppata e si estende per tutta la parte inferiore del corpo, mentre la caudale è ridotta e le pinne ventrali sono addirittura assenti.
Il colore della livrea è interamente nero-bluastro ad eccezione di una fascia bianca sul peduncolo caudale e sulla pinna anale. È una specie cacciatrice che si adatta a mangiare di tutto: i giovani accettano mangime secco mentre gli esemplari più grandi sono più esigenti e difficili da alimentare. Il movimento natatorio indietreggiante di questo pesce è dovuto all’uso esclusivo della pinna anale. Si consiglia di tenerlo in una vasca con capienza superiore agli 80 litri, con folta vegetazione e ripari con rocce, radici (non sopporta la luce forte) e fondale sabbioso. L’Apteronotus albifrons va messo in vasche con pesci di taglia uguale o superiore; l’illuminazione deve essere attenuata e la temperatura dell’acqua va tenuta tra i 23 e i 28 C, con pH neutro o leggermente acido e durezza di 10 Dgh. La femmina depone le uova vicino all’apertura di aspirazione di un filtro, su un tubo; la schiusa avviene dopo 60-90 ore.
La particolarità della sua pelle è quella di non avere squame e per questo essere quasi vellutato.


S.O.S. acquario : gli errori da evitare

Quando si parla di acquariologia sono molti gli errori che si possono fare e che rischiano di avere conseguenze pericolose sulla vita dell’acquario stesso...
Il sogno di ogni acquariofilo è poter acquistare una vasca e il giorno stesso riempirla con l’acqua, i pesci e le piante in una volta sola. Come sempre la fretta è una cattiva consigliera e anche in questo caso non ci porta da nessuna parte. L’acquario è infatti un ecosistema basato su un equilibrio biologico: una volta che lo si è montato e riempito di acqua occorre lasciarlo maturare, il filtro è ancora sterile e ha bisogno del giusto tempo per riuscire a lavorare correttamente per smaltire le sostanze di rifiuto prodotte dagli abitanti della vasca.
Pochi per volta
 In questo caso, quindi, inserire tutti insieme i pesci diventa oltremodo pericoloso per la loro vita poiché il tasso d’inquinamento dell’acquario può salire in maniera velocissima diventando mortale. Il filtro va quindi fatto maturare lentamente, inserendo pochi pesciolini alla volta e permettendo così alla flora batterica insediata sul materiale filtrante di smaltire le sostanze organiche.
Soccorso... batterico
Per facilitare questo compito si possono aggiungere particolari prodotti, liquidi o in altra forma, presenti in commercio che altro non sono che batteri che vanno ad aiutare quelli già presenti in vasca. Questa operazione non consente comunque di inserire troppi animali in una volta sola.
L’acquario è un ecosistema vivente e non un quadro da scegliere in base all’arredamento della casa.
Piante finte, no grazie
 Un altro errore molto comune è quello di inserire nella vasca solo piante finte perché così danno meno lavoro. Non c’è niente di più sbagliato: le piante non hanno solo una valenza estetica. L’acquario infatti è, come detto sopra, un ecosistema chiuso che può funzionare solo con alla base un equilibrio biologico e questo va trovato cercando il giusto rapporto tra pesci e piante.
Oro colato
 Gran parte degli errori si potrebbero evitare affidandosi a operatori di settore che, guidati dalla passione prima di tutto, sappiano dare i consigli giusti per rendere più semplice l’avvio dell’acquario.
 Molte volte ci si fida ciecamente dell’amico acquariofilo o di tutto quello che circola sul web senza rendersi conto che non tutto quello che si trova su Internet è verità assoluta.
L’ideale è quindi farsi una propria esperienza, cercare notizie e informazioni servendosi di più fonti e scegliere il proprio negoziante valutando la preparazione della  persona e la passione che riesce a trasmetterci.
Gran parte degli errori più comuni in acquariofilia si potrebbero evitare affidandosi persone esperte che sappiano dare i consigli giusti per rendere più semplice l’avvio dell’acquario.


Una casa nel blu - il trasloco dell'acquario

Prima o poi nella vita di qualsiasi acquariofilo capita di dover "traslocare” il proprio acquario.I motivi del cambio possono essere molti ma nella maggior parte dei casi il "trasloco” avviene perché si è davvero deciso di cambiare casa oppure perché è giunto il momento, semplicemente, di trasferire i nostri ospiti in una vasca nuova e più capiente.
"Traslocare” è sempre un problema e quando si tratta di spostare un acquario non si sa mai bene come fare senza arrecare danni ai suoi ospiti, alla vasca e al suo arredamento. In realtà sono poche le regole da seguire e tutte quante dipendono dalla dimensione e dalla tipologia dell’acquario.
È sempre più facile spostare un acquario di acqua dolce che uno di barriera corallina ma con poche semplici accortezze non ci saranno complicazioni nemmeno nel secondo caso.
Annessi e connessi
Occorre per prima cosa togliere dalla vasca arredi come rocce, radici e tutto quello che nello spostamento possa danneggiare l’acquario. Dopo aver tolto una parte abbondante di acqua dobbiamo pescare i pesci riponendoli in sacchetti come quelli usati nei negozi di acquari.
Le piante possono essere lasciate in vasca purché si conservi un po’ d’acqua che permetta loro di rimanere umide; per aiutarle si possono coprire con fogli di giornale bagnati facendo attenzione a non danneggiarle.
Spostamenti delicati
Se la vasca è di dimensioni contenute, diciamo fino ad un massimo di circa 80 litri, si può, dopo aver tolto tutta l’acqua (ma è consigliabile recuperarne almeno la metà per il ripristino), lasciare la sabbia di fondo avendo l’accortezza di appoggiare la vasca su una tavola di legno per facilitarne lo spostamento. In caso di acquari più grandi è necessario svuotare la vasca per evitare danni nello spostamento.
Rinforzi... batterici
Il materiale filtrante non deve mai essere lasciato asciugare: l’ideale è metterlo in un contenitore riempito con l’acqua dell’acquario in modo da salvaguardare la flora batterica già presente.
Una volta immesso il materiale filtrante nella nuova vasca non bisogna dimenticarsi di utilizzare dei batteri che andranno a reintegrare quelli che nel trasporto sono andati persi.
Nei primi giorni della nuova vita dell’acquario occorrerà tenere sotto controllo i valori dell’acqua e intervenire tempestivamente in caso di problemi.
Una corsa contro il tempo
Il trasloco deve essere effettuato nell’arco di tempo più breve possibile in maniera da ridurre al minimo lo stress negli animali; anche se l’operazione è stata abbastanza veloce bisogna introdurre i pesci nel nuovo habitat con la massima cura, effettuando una acclimatazione lenta.
Prima del trasloco, specie se la nuova abitazione è molto distante rispetto alla precedente, occorre misurare i valori della nuova acqua per intervenire subito se i parametri si rivelano molto diversi rispetto a quelli della vecchia casa.


La durata di un pesce : lunga vita in acquario

Una delle domande che i proprietari di un acquario si pongono più frequentemente è: "Quanto potranno vivere i miei pesci? Che età potranno raggiungere?”.
In realtà queste sono domande alle quali è molto difficile dare una risposta e per le quali, anche nella letteratura specializzata, si trovano meno informazioni.
Fermo restando che una risposta univoca non è possibile, una delle certezze che abbiamo è che i pesci che da adulti raggiungono una taglia più piccola vivono potenzialmente meno rispetto a pesci che raggiungono dimensioni notevoli. Un’altra discrimazione importante è quella tra pesci che vivono in natura e quelli che invece vengono ospitati all’interno degli acquari ornamentali, dove il più delle volte muoiono per errori commessi dal proprietario della vasca, per cattiva gestione, per stress e malattia o per convivenze azzardate.
Tra i pesci che hanno una vita breve troviamo quelli appartenenti alla famiglia dei Killifish, che generalmente superano di poco un anno; a seguire ci sono esemplari di Betta con un’aspettativa di vita intorno ai due anni, poi troviamo i vivipari (molly, platy- guppy e portaspada) con una durata intorno ai cinque anni.
Freddo è bello
Un altro dato importante è se il pesce vive in acqua fredda o calda: in linea di massima un pesce di acqua fredda vive di più rispetto a un "collega” che invece abita in acque tropicali calde: questo perché il suo metabolismo è più lento e quindi anche tutti i processi fisici sono rallentati ed il ciclo vitale sarà più lungo. Generalmente anche pesci tropicali più evoluti, con un sistema sociale più complesso, come i Ciclidi, hanno una vita più lunga così come i pesci che depongono uova vivono più a lungo rispetto a quelli che partoriscono avannotti già vivi.

Pesci... "d’arredo”

Fare una statistica della durata media di vita di un pesce in un acquario è molto difficile anche perché generalmente l’appassionato dopo qualche anno si stufa dei pesci ospitati in vasca e decide di cambiare "l’aspetto” dell’acquario modificandone l’allestimento e sostituendo i pesci con altri di varietà diverse. I vecchi pesci nella migliore delle ipotesi vengono riportati al negoziante che a sua volta cerca di venderli a qualche altro cliente; in questo modo purtroppo si perdono le tracce dell’animale e anche di quanto è stata lunga la sua vita.




Un pesce rosso, Carassius Auratus, può arrivare a vivere anche più di trent’anni: non si può che sorridere, quindi, se si pensa all’acquariofilo alle prime armi che si vanta di avere allevato in vaschetta il suo animale anche qualche anno…

 

Una scelta consapevole
L’aspettativa di vita è un elemento fondamentale che il più delle volte non viene considerato al momento della scelta di un pesce da ospitare in acquario. Un acquisto responsabile dovrebbe invece tenere conto anche di questo fattore perché per esempio se si acquista un Colossoma Macropomum si deve essere consci del fatto che esso potrà rimanere con noi per tantissimi anni, quindi oltre alle dimensioni adeguate della vasca si dovrà essere pronti ad accudirlo anche oltre vent’anni…
Un mondo fra cinque vetri
Tra i pesci che hanno una vita breve troviamo quelli appartenenti alla famiglia dei Killifish, che generalmente superano di poco un anno, mentre tra quelli più longevi, oltre ai pesci rossi e Colossoma, troviamo Botia, cichlasoma, metynnis, pesci gatto e ancistrus. Naturalmente la sopravvivenza di un pesce, soprattutto in acquario, è legata ad una serie di fattori e di combinazioni tali che l’acquariofilo può solo cercare di fare del suo meglio per ricreare in cinque vetri una casa che sia davvero a misura di pesce.



Il mare in una stanza - l'acquario marino e i suoi abitanti
La scelta di allestire un acquario marino è sempre piuttosto difficile da prendere; le persone che abbiano già esperienza con l’acquario di acqua dolce sanno che la manutenzione di un acquario d’acqua salata è più impegnativa e anche più costosa. In realtà ospitare in casa propria un acquario marino non è poi cosi complicato: se ci si affida a professionisti seri e preparati, scegliendo bene l’attrezzatura tecnica e i pesci da allevare il successo è garantito.
Compatibili?
Per iniziare col piede giusto occorre prima di tutto pensare a quali siano i requisiti da tenere in considerazione nella fase di scelta dei pesci da acquistare: compatibilità, robustezza, alimentazione e dimensioni. La compatibilità, caratteristica di fondamentale importanza, è la capacità del pesce di convivere serenamente con i suoi simili all’interno di un ambiente ristretto.
I pesci marini in natura sono abituati a spazi vitali molto più ampi di quelli dei pesci di acqua dolce, per questo motivo animali che generalmente sono pacifici se costretti a vivere in spazi piccoli possono diventare aggressivi.
Una nuova vita
I pesci di acqua marina, eccettuata una piccola parte riprodotta in cattività, sono prelevati direttamente in natura e per questo motivo in linea di massima si adattano meno bene alla vita in acquario. Ci sono però varietà che sono molto più rustiche e robuste e che meglio riescono a vivere ed ad adattarsi al nuovo stile di vita e soprattutto di alimentazione.
Di gusti difficili
Provenendo direttamente dall’oceano e dai mari tropicali, i pesci marini non sono abituati, come i loro parenti di acqua dolce riprodotti in acquario, a mangimi liofilizzati e congelati. Molti di loro si rivelano schizzinosi e a volte non riuscendo ad adattarsi al nuovo tipo di alimentazione sono destinati alla morte. Una buona regola per scongiurare questo destino è quello di acquistare animali in giovane età che per questo motivo hanno vissuto poco in natura e che quindi hanno più probabilità di modificare i propri gusti alimentari.
Aggressivi
Un’altra regola da seguire è quella di sapere quali dimensioni il pesce acquistato raggiungerà in età adulta. Molte specie marine raggiungono dimensioni ragguardevoli da adulti e questo può essere un problema per la buona riuscita dell’acquario. Molte varietà che in età giovanile sono pacifiche e socievoli si trasformano in solitarie e aggressive in età adulta. Anche il numero di pesci da acquistare deve essere ben valutato in base alla loro dimensione da adulti: un acquario sovraffollato non è mai un acquario ben riuscito.
Di barriera
Un ulteriore elemento da considerare è che esistono due tipi di acquario marino: il cosiddetto acquario di barriera, quello che più comunemente la gente immagina come acquario d’acqua salata con rocce, coralli molli e duri, oppure un acquario dedicato ai pesci.
La scelta di quello che si vorrà ricreare in acquario è di fondamentale importanza perché una grande quantità di pesci, in linea di massima quelli che adulti risultano di maggiori dimensioni, mal convive con i coralli, specialmente duri, perché questi sono alla base della loro alimentazione: piccoli invertebrati, alghe e quant’altro. C’è invece tutta una serie di pesci definiti da barriera che vivono la loro vita nel reef in pacifica convivenza con gli invertebrati che lo popolano. Scegliere con oculatezza il tipo di acquario più adatto alle nostre esigenze ci regalerà un’esperienza indimenticabile e ricca di soddisfazioni.
Torna su


Uno dei maggiori problemi che si presenta negli acquari domestici in cui vivono pesci marini è la comparsa delle malattie.
Epidemie anche gravi possono arrivare a provocare la morte dei pesci se l’acquariofilo non riesce a intervenire tempestivamente e in modo appropriato.
Un sistema a rischio
I pesci marini spesso presentano parassiti interni ed esterni già nel loro ambiente naturale.
In natura, tuttavia, questi raramente riescono a sopraffare il sistema immunitario dell’ospite e a ucciderlo. Il problema in acquario è che il più delle volte gli ambienti sono sovraffollati, le caratteristiche dell’acqua non sono ottimali e gli animali sono nutriti non correttamente; tutti questi fattori insieme provocano un forte stress nei pesci che presentano un sistema immunitario non abbastanza forte per affrontare un attacco patogeno.
Uno dei maggiori problemi che si presenta negli acquari domestici in cui vivono pesci marini è la comparsa delle malattie. Epidemie anche gravi possono arrivare a provocare la morte dei pesci se l’acquariofilo non riesce a intervenire tempestivamente e in modo appropriato.
Se qualcosa non va
Quali sono le malattie che colpiscono i nostri pesci? Esse, secondo gli agenti patogeni che le provocano, sono da attribuire a batteri, flagellati, ciliati, crostacei, vermi, sporozoi, funghi e virus. A queste si aggiungono le malattie causate da errata alimentazione o da intossicazione. L’acquariofilo può capire che i suoi pesci sono malati osservando alcuni segnali significativi come i cambiamenti di comportamento.
Malessere... a pelle
La mutazione di comportamento non ci spiega tuttavia il tipo di malattia e cioè se si tratta ad esempio di un attacco di parassiti o di intossicazione da acqua inquinata. Se i pesci subiscono uno sbiadimento dei colori, se sono svogliati, se respirano a fatica, se indugiano alla superficie dell’acqua, se il loro modo di nuotare è diverso dal normale, se si strofinano sul fondo o contro dei corpi solidi è necessario esaminarli immediatamente.

È consigliabile soprattutto procedere ad un esame della pelle, per accertare se vi si trovino dei parassiti visibili anche ad occhio nudo. Se sì è consigliabile rivolgersi a un veterinario specializzato per un parere medico.



Come curare i pesci d'acquario?

È una domanda che ci siamo posti molte volte: come si possono curare i pesci d’acquario? Per il mercato italiano dell’acquariologia si tratta di una nota dolente perché i medicinali a uso veterinario esistenti non possono essere venduti liberamente, poiché non sono dotati dell’ AIC, ossia l’autorizzazione ministeriale richiesta dallo Stato italiano.

Un percorso difficile
 L’Aipa (Associazione italiana pesci e acquari) è ormai impegnata da diversi anni in una campagna per la semplificazione e la riduzione delle tariffe di certificazione dei farmaci destinati ai pesci ornamentali. Nonostante questo la burocrazia e le tempistiche oggi necessarie ancora non consentono di far sì che le principali case produttrici riescano a legalizzare i loro prodotti medicinali, tra l’altro venduti già in quasi tutti gli altri paesi europei, dove la regolamentazione comunitaria viene recepita in maniera meno restrittiva rispetto al nostro paese, tramite delle deroghe.
Conseguenze pericolose

 Poter disporre di prodotti medicinali per la cura delle principali patologie dei pesci d’acquario è garanzia del benessere animale e tutela lo stato di salute di un intero settore; per contro l’attuale situazione di mancanza di cure dà libero spazio all’uso indiscriminato di prodotti destinati ad altri animali o all’uso di sostanze abusive e all’introduzione illegale nel paese di medicinali provenienti da altri stati. Le autorità dovrebbero prendere coscienza di questo, rendersi conto che un mercato con regole più semplici da rispettare è un mercato più facilmente controllabile.
Tante esigenze, poche risorse
 Data questa, necessaria, premessa purtroppo si capisce come oggi l’acquariofilio non abbia la possibilità di curare autonomamente i propri pesci, con conseguenze molto pericolose per il futuro della passione di tante persone che spesso e volentieri finiscono per abbandonare questo meraviglioso hobby. Gli strumenti a disposizione, a parte qualche prodotto alternativo oggi in commercio, sono quelli di cui poteva avvalersi l’appassionato trent’anni fa, ossia metodi empirici basati su prove ed esperimenti, il più delle volte totalmente inefficaci. La questione, come si capisce, resta quindi ancora aperta.


Share by: